A cura di Gianpiero Rossi, psicoterapeuta
Non abbiamo abbastanza “integratore” P – il Piacere- nella nostra alimentazione.
Il livello di piacere che sperimentiamo nel mangiare il nostro cibo ha conseguenze biochimiche molto reali che interessano direttamente il nostro metabolismo e la digestione.
“La metà della nutrizione è ciò che si mangia”, “ma l’altra metà è come si mangia.”
Questo integratore non lo compri e non puoi ingerirlo distrattamente continuando a credere di risolvere i problemi con la chimica prodotta esternamente. E’ prodotto da te, da come mangi.
Perché mangiare per il piacere è così importante?
Per fare finalmente pace col cibo, con la giusta quantità e con le emozioni a esso connesse.
Siamo tutti programmati per cercare il piacere ed evitare il dolore. E’ la parte più primitiva del sistema nervoso umano. Così, quando si mangia, si sta cercando il piacere del cibo, e si sta evitando il dolore della fame.
Ma ecco il trucco: non è possibile ricevere piacere se non sei del tutto consapevole del fatto che stai mangiando. Se stai mangiando cibo e non presti attenzione -guardando la TV, parlando troppo, mangiando di fretta o leggendo perdi l’esperienza del piacere.
Inoltre, se non ottieni il piacere che cerchi, il cervello interpreta spesso la mancata esperienza di piacere come fame, o voglia insoddisfatta. Avrai ancora voglia di altro cibo.
Poi ti chiederai: “Ho un problema di forza di volontà?” Non è questione di forza di volontà – il problema è che non ci sono del tutto quando mangio (vedi al proposito l’articolo “La forza di volontà non basta”).
Non stai ricevendo l’esperienza completa, e così non ti resta che la sensazione di fame, più psicologica che fisiologica.
Ciò che pensiamo come eccesso di cibo è in realtà il suo scarso apprezzamento?
Sì, questa cosa che abbiamo chiamato eccesso di cibo è in realtà un prodotto della nostra cultura, che ci fa muovere troppo in fretta, anche a tavola.
Più veloce si va, meno il cervello e la fisiologia digestiva può effettivamente sperimentare ciò che sta succedendo con il cibo.
Al cervello occorrono circa venti minuti per capire quando siamo sazi.Questo solleva un punto semplice ma molto importante: quando si tratta di registrare correttamente
sia la nutrizione e la soddisfazione inerente al cibo che stiamo introducendo, il corpo ha bisogno di tempo e attenzione per capire cosa sta succedendo. Questo è il modo in cui funzioniamo.
Che legame c’è tra il piacere e il nostro metabolismo?
Il piacere catalizza una risposta di rilassamento, lo stesso interruttore nel cervello che accende il rilassamento – il sistema nervoso parasimpatico – e permette anche la digestione e l’assimilazione.
Al contrario, lo stesso interruttore nel cervello che accende lo stress, l’ansia e la paura – il sistema nervoso simpatico – spegne o rallenta la digestione e l’assimilazione. Vi è una connessione diretta biochimica tra mangiare con piacere, la nostra digestione e il metabolismo a lungo termine che brucia calorie.
Se desideri mangiare un cono di gelato, ma se sei infelice o stressata o in colpa mentre lo sta mangiando, non ricevi quel piacere. Inoltre, crei una risposta di stress, che complica la digestione. Ciò significa che le sostanze nutritive non sono assorbite completamente e si aumenta anche la produzione di cortisolo e di insulina, che segnalerà al corpo il bisogno di immagazzinare grasso.
Come possiamo imparare a mangiare con più piacere e consapevolezza?
In primo luogo, abbiamo bisogno di rallentare, riconoscere, così come assaporare e ricevere. L’unico modo per mangiare con piacere è notare se c’è qualche piacere da vivere, anzi da assaporare. Essere attenta, prendere il tuo tempo e la gioia col tuo cibo.
Una volta ho chiesto a una cliente di rallentare e assaporare davvero la merenda altamente calorica che si sentiva costretta a mangiare tutti i giorni, e quando ha iniziato a sperimentare pienamente – sapore, aroma, consistenza – si ritrovò a diminuire la concentrazione zuccherina ed il conseguente eccesso di calorie. Non desiderava più esagerare, ma assaporare. E variare.
Si consiglia di fare un “Inventario dei cibi proibiti” degli alimenti che amiamo, ma sentiamo che “non dovremmo” mangiare. Perché?
Fare un inventario di tutti gli alimenti che ci danno piacere ci permette di giocare con il nostro “dovrei” e “non dovrei.” E una volta che hai la tua lista, puoi capire come includere quei cibi con moderazione in modo che funzioni per te. Diciamo ad es. che i pasticcini sono nella tua lista dei “proibiti”. Potresti decidere che la domenica mattina puoi andare a prendertene un paio di pasticcini e goderteli veramente. Hai intenzione di avere un numero illimitato di pasticcini sette giorni la settimana? Non è la cosa migliore.
Invece, dosi consapevoli di piacere durante il giorno e la settimana ti permette di onorare i tuoi desideri e al tempo stesso nutrire il tuo corpo in un modo intelligente.
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