Ecco il riassunto di una puntata dell’Albero della Vita di Filippo e Sonja Ongaro:

Si dice che ogni comportamento umano sia diretto a scappare dal dolore e dalla sofferenza o a ricercare piacere e soddisfazione.

L’amore, inteso come il sentirsi amati e il poter amare liberamente, è certamente un elemento fondamentale per vivere una vita a pieno e felice. Le relazioni umane sono fenomeni complessi e non lineari. Le persone cambiano nel corso della loro vita, gli obiettivi evolvono e a volte, due persone che erano in simbiosi prima, si allontano dopo.

Altre volte invece la sintonia manca fin dall’inizio e il rapporto cresce senza fondamenta. Una cosa è certa però: in ogni fase della vita gli esseri umani hanno bisogno di amore per stare davvero bene.

Ogni sorta di relazione umana si fonda in qualche modo sulla comprensione e la soddisfazione dei bisogni reciproci. O meglio il vero amore esiste quando nel soddisfare i bisogni profondi del partner soddisfo anche i miei.

Quando l’altro rappresenta la fonte principale di appagamento e di benessere la relazione è stabile, matura e florida.

Al contrario, quando in una relazione una persona è disposta a dare solo per avere qualcosa in cambio inizia una sorta di costante baratto che destabilizza i sentimenti e la vita delle persone.

“Ti amo solo se mi dai quello che voglio e se non lo ottengo urlo, mi arrabbio e trovo ogni pretesto per rovinarti la vita” è la tipica situazione di una persona che ha una visione molto limitata ed egocentrica di cosa voglia dire amare. L’amore vero è incondizionato e si fonda sul concetto del “ti amo per quello che sei, indipendentemente da tutto il resto e da quello che fai”.

Ovviamente per qualsiasi persona non si tratta di una condizione semplice da acquisire e mantenere nel tempo. Ognuno di noi infatti tende a scaricare sulle persone circostanti paura, rabbia, dolore non risolto e ad aspettarsi che queste sensazioni di base negative vengano in qualche modo compensate dagli altri. O perfino che sia un loro dovere compensarle!

E allora poi scatta l’irritazione irrazionale del bambino non cresciuto che pretende a tutti i costi che il mondo sia come vuole lui e che gli altri si impegnino a renderlo così.

Quando rimangono aperte delle insoddisfazioni profonde o delle ferite emotive non rimarginate, la tendenza di tutti noi è di cercare compensi ovunque fino a quando non ci sentiamo, almeno momentaneamente, sollevati.

Filippo e Sonja prendono l’esempio di Vanessa, una donna di 43 anni coinvolta in una relazione sentimentale burrascosa da una decina d’anni e che aveva trovato il suo rifugio nel cibo.

Negli anni Vanessa era ingrassata 35 chili e ora si trovava a dover gestire non solo una relazione fallimentare, ma anche una salute traballante e un pessimo rapporto con se stessa.

Vanessa aveva necessità di prendere in mano la sua nutrizione, un piano di attività fisica e di imparare a curare se stessa. Ma ce l’avrebbe fatta senza risolvere la ragione stessa per cui era finita in quella condizione? Probabilmente no. Occorre chiedersi cosa voleva Vanessa dalla sua relazione? Cosa non aveva avuto nel corso della sua vita che stava cercando nel cibo?

Questo tipo di situazione è molto ricorrente.

Un numero enorme di persone con problematiche di salute di varia natura ha alla base una qualche forma di insoddisfazione sentimentale.

Il vuoto lasciato da un rapporto che non c’è o non funziona viene colmato quasi sempre da elementi che compromettono la nostra salute.

Questo perché cerchiamo un compenso immediato alla sofferenze e non ci preoccupiamo delle conseguenze a lungo termine che un determinato comportamento ha.

Se senti che il tuo rapporto di coppia non ti appaga, prova a farti qualche domanda?

  1. Cosa sto apprezzando nel mio partner – perché lo amo o l’ho amato? Davvero questo non c’è più? Vanessa per esempio sapeva che il modo in cui poteva ridere con il suo compagno continuava a piacerle tanto.
  2. Cosa posso dare al mio partner per renderlo più felice? Qualcosa che nel contempo mi permette anche di soddisfare i miei bisogni profondi? Vanessa era una persona molto spiritosa e aveva bisogno di divertirsi di più e amava fare battute e stupidaggini anche suo marito – allora poteva provare a dare più spazio al suo lato divertente, a lui e a se stessa.
  3. Sto cercando nell’altro un compenso alle mie incertezze, ai miei dolori e alla mancanza di dolcezza nei miei confronti? Vanessa si colpevolizzava e criticava fortemente per non essere in grado di fare le cose in modo abbastanza soddisfacente e non era gentile e rassicurante nei propri confronti. Aveva quindi bisogno di ricevere in compenso questo dal marito che a sua volta non la vedeva mai serena e aperta al suo affetto.
  4. Esiste abbastanza vicinanza e passione fisica? Come posso tornare ad esprimerla al massimo? Vanessa si era accorta che quasi per vendetta non lasciava più che suo marito si avvicinasse a lei.
  5. Come ero all’inizio del rapporto e per cosa mi ama o mi ha amato il mio partner? Cosa mi impedisce di tornare ad essere così, per lo meno a volte? La ragazza spiritosa e avventurosa era soltanto un po’ sepolta dentro, ma c’era ancora in Vanessa. Con alcuni esercizi e risate insieme è stata capace di riconnettersi sempre di più con lei ed è esattamente quella la Vanessa di cui anche il marito aveva bisogno.

Il primo passo per ricostruire un rapporto è provare a smettere di chiedere e iniziare a dare incondizionatamente. Non si deve però vedere questo come una sconfitta e una resa alla volontà altrui, ma piuttosto come un’eccezionale occasione di crescita personale e di contributo nei confronti dell’altro.

Questa singola mossa è tanto difficile quanto dirompente e capace di rovesciare le dinamiche di un rapporto a volte molto velocemente. Il punto di inizio può essere quello di farsi delle domande più profonde riguardo a se stessi e lavorare sull’identificazione delle vere risposte.

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